Storia

L’Irlanda è abitata da circa 7.000 anni e ha subito numerose incursioni e invasioni, che hanno prodotto una ricca commistione di ascendenze e tradizioni. Alla fine del VI secolo a.C. gli invasori celtici avevano stabilito sull’isola l’unità culturale e linguistica. L’introduzione del Cristianesimo, attribuita per tradizione a San Patrizio, ebbe luogo nel V secolo. Le incursioni vichinghe nel IX e X secolo influenzarono lo sviluppo del commercio, in particolare a Dublino, Waterford e Cork.

Il XII secolo vide l’arrivo dei Normanni, che si erano già stabiliti in Inghilterra e Galles. Essi acquisirono rapidamente il controllo di vaste aree dell’isola, che così si ritrovarono sotto l’autorità politica del Re d’Inghilterra.

Dopo una serie di rivolte contro la Corona inglese, nel 1603 anche l’ultima roccaforte gaelica, l’Ulster, passò sotto il controllo della Corona. La successiva colonizzazione dell’Ulster portò molti coloni inglesi e scozzesi nella regione ed ebbe un impatto duraturo sul tessuto religioso e politico della provincia.

Il conflitto riemerse durante il XVII secolo e la lotta per la supremazia si concluse infine con le Battaglie del Boyne (1690) e di Aughrim (1691). Molti dei capi e dei seguaci irlandesi sconfitti (detti “The Wild Geese”, le Oche Selvagge) lasciarono l’Irlanda per proseguire la carriera militare, religiosa o commerciale nel continente europeo. Del loro operato restano tracce ancora oggi. I Protestanti della Chiesa Riconosciuta monopolizzarono il potere politico e le proprietà terriere in Irlanda, mentre le leggi penali discriminavano i Cattolici.

Il XVIII Secolo

Il XVIII secolo in Irlanda vide un sostanziale sviluppo economico. L’industria tessile fiorì, soprattutto in Ulster; la lana, la carne bovina e suina e il burro irlandesi divennero importanti prodotti da esportazione. La classe dominante protestante (Protestant Ascendancy) si considerava la nazione irlandese e sviluppò una vivace e caratteristica tradizione parlamentare.

A partire dal 1760, il crescente conflitto tra la Gran Bretagna e le sue colonie in Nord America contribuì a creare una tradizione di patriottismo radicale che, con l’influenza della Rivoluzione Francese, avrebbe portato alla nascita della Society of United Irishmen (Società degli Irlandesi Uniti). Nel 1798 una ribellione da essi guidata venne repressa e l’Atto di Unione del 1800 stabilì la piena fusione parlamentare tra Gran Bretagna e Irlanda.

L’inizio del XIX secolo fu dominato dalla lotta per l’emancipazione dei cattolici. Nel 1829, guidati da Daniel O’Connell, essi conquistarono il diritto di rappresentanza in parlamento. Da quel momento in poi si susseguirono gli sforzi per cercare di riformare o annullare l’unificazione dell’Irlanda con la Gran Bretagna.

Verso la metà del XIX secolo, a causa della perdita totale del raccolto di patate per alcuni anni consecutivi, si verificò una terribile carestia: un milione di persone morì di fame e di malattie epidemiche, mentre un altro milione fu costretto a lasciare l’isola. Nel 1856 la popolazione era diminuita di oltre un quarto, passando da otto milioni a meno di sei. Avrebbe continuato a diminuire ulteriormente poiché l’emigrazione sarebbe diventata un fenomeno dominante della società irlandese. La Grande Carestia ebbe ampie ripercussioni, rafforzando negli elettori irlandesi la spinta all’autogoverno e al diritto di possedere le loro terre.

La questione dell’autogoverno, o “Home Rule”, non era tuttavia stata risolta. Dal 1880 in poi, sotto la guida di Charles Stewart Parnell, il Partito Parlamentare Irlandese a Westminster mise la questione irlandese al centro della politica britannica. Nel 1886 il Partito Liberale, con W.E. Gladstone, sostenne una forma limitata di autogoverno per l’Irlanda.

La prospettiva dello Home Rule galvanizzò gli Unionisti irlandesi, che erano in prevalenza protestanti e costituivano una piccola maggioranza nella provincia dell’Ulster. Insieme ai loro alleati in Inghilterra, i quali temevano che avrebbe portato alla disgregazione dell’impero, gli Unionisti si attivarono per impedire la concessione dello Home Rule. Ciononostante la legge fu finalmente promulgata nel 1914, ma a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale non divenne effettiva.

Verso l’indipendenza

Nel 1916 a Dublino venne proclamata la repubblica ed ebbe luogo un’insurrezione armata. La rivolta, che all’inizio non riscosse un significativo sostegno popolare, fu repressa. Tuttavia i suoi sostenitori sfruttarono l’indignazione pubblica provocata dall’esecuzione dei leader della rivolta e l’opposizione all’introduzione della leva obbligatoria nella Prima Guerra Mondiale. Così riuscirono a sconfiggere il Partito Parlamentare Irlandese nelle elezioni politiche del 1918.

Sinn Féin (in inglese “We Ourselves”, noi stessi), il partito vincitore delle elezioni, convocò il primo Dáil (parlamento) a cui seguì una guerra per l’indipendenza nazionale. Quando il Trattato Anglo-Irlandese fu firmato nel 1921, le sei contee dell’Ulster, con circa due terzi di maggioranza unionista, si erano già costituite in Irlanda del Nord. Come conseguenza del trattato, le restanti ventisei contee formarono l’Irish Free State, lo Stato Libero d’Irlanda, con lo status di dominio dell’Impero Britannico.

Nel 1916 fu dichiarata la Repubblica

Alla formazione dello Stato Libero seguì una breve guerra civile tra coloro che avevano accettato il trattato, in quanto offriva un autogoverno effettivo, e coloro che continuavano a lottare per la repubblica. La Guerra Civile avrebbe condizionato gli atteggiamenti e le alleanze politiche nei decenni a venire.

Il primo governo del nuovo stato fu guidato da W.T. Cosgrave del Cumann na nGaedheal, che in seguito divenne il partito del Fine Gael. Dagli anni Trenta del secolo scorso in poi, il partito del Fianna Fáil, fondato da Eamon de Valera nel 1926, ha dominato la politica irlandese per decenni.

Nei primi vent’anni dopo l’indipendenza ottenuta nel 1922, furono consolidate le istituzioni dello stato e si stabilì una tradizione di stabilità politica. La Costituzione del 1937 e il Republic of Ireland Act del 1948 troncarono gli ultimi legami formali con la Gran Bretagna. Durante la Seconda Guerra Mondiale l’Irlanda rimase neutrale.

L’Irlanda fu ammessa nelle Nazioni Unite nel 1955 ed entrò a far parte di quella che oggi è l’Unione Europea nel 1973. Nuove politiche di sviluppo economico portarono a una sostanziale e rapida crescita.

Siti web

National Archives: www.nationalarchives.ie

Materiali di politica estera irlandese: www.difp.ie

History ireland: www.historyireland.com

 

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