Culture Ireland
Culture Ireland è un’organizzazione volontaria istituita dal Ministro per le Arti, lo Sport e il Turismo nel 2005 al fine di promuovere e sviluppare l’arte irlandese in ambito internazionale grazie ai fondi messi a disposizione dal ministero stesso.
La Cultura Irlandese: Il Primo Periodo Moderno
Dopo i cambiamenti sociali e politici portati dall’arrivo degli anglo-normanni nel 1169, inizia quello che viene definito il Primo Periodo Moderno, o Moderno-Classico, della lingua e letteratura irlandese. Durò fino al XVII secolo ed è caratterizzato da una lingua letteraria standard più moderna. Lo standard linguistico fu coltivato principalmente dalle scuole letterarie secolari mantenute da poeti professionisti o da studiosi di lettere che in irlandese si chiamano “filidh”, bardi. Le composizioni in versi di questi poeti professionisti formano una parte sostanziale della letteratura ancora esistente di quel periodo. Molti versi dei poeti professionisti sono panegirici dei loro protettori aristocratici, ma rimane anche un corpo sostanzioso di poesia religiosa e personale. Tra i poeti più eminenti del Primo Periodo Moderno ricordiamo: Donnchadh Mór Ó Dálaigh (1175-1244); Muireadhach Albanach Ó Dálaigh (1180-1250); Gofraidh Fionn Ó Dálaigh (1320-87), considerato dai suoi colleghi successivi come il maggiore esponente della categoria; Tadhg Óg Ó Huiginn (m.1448); Tadhg Dall Ó Huiginn (1550-91); Eochaidh Ó hEodhusa (1567-1617); e infine uno degli ultimi della tradizione, Fear Flatha Ó Gnímh (1602-40). Come si deduce da questo breve elenco, era una professione prevalentemente ereditaria.
La letteratura feniana, anche detta ossianica, fiorì all’inizio dell’età moderna. Questi componimenti si incentravano sulle gesta del leggendario Fionn Mac Cumhaill e della sua banda di guerrieri, il “fian(n)”; Oisín, Ossian nella forma anglicizzata, era il figlio di Fionn. Il primo riferimento a Fionn si trova in un testo dell’VIII o IX secolo, mentre il primo trattamento di temi feniani/ossianici nella letteratura esistente si trova in “Agallamh na Seanórach”, “Il Discorso degli Anziani”, della seconda metà del XII secolo. L’“Agallamh” è un’ampia raccolta di racconti in prosa uniti a poemi narrativi e lirici, unificati da uno stratagemma letterario: si immagina che il pagano Oisín, o l’altro guerriero Caoilte, fossero sopravvissuti fino a incontrare San Patrizio, accompagnandolo nella sua missione in Irlanda. In ogni luogo visitato gli raccontavano le varie avventure che Fionn e i suoi guerrieri vi avevano avuto. In questo modo, come molte altre composizioni della letteratura tradizionale, l’“Agallamh” riflette l’influenza persistente del “Dinnseanchas Eireann”. Quest’ultimo costituisce un corpus di materiale relativo ai luoghi dell’isola, raccolto in forma di manoscritto nell’XI e XII secolo. I testi ivi contenuti erano fondamentali per i bardi irlandesi: essi spiegavano i nomi dei luoghi spesso con storie pseudo-etimologiche o fittizie, dando origine a dei miti di fondazione che attribuiscono alla terra e al paesaggio significati etici, epistemologici ed estetici.
I temi feniani/ossianici continuarono a ispirare composizioni in versi e prosa fino al XVIII secolo. Nel 1750, un poeta della Contea di Clare, Mícheál Coimín, compose “Laoi Oisín ar Thír na nÓg”, “la Canzone di Oisín sulla Terra della Giovinezza”. Dopo il 1760 il genere acquisì fama internazionale attraverso le presunte traduzioni di James MacPherson (1736-96). La sua opera si basava liberamente sulla tradizione orale gaelica scozzese, che egli conosceva bene in quanto nativo delle Highlands.
Nel Primo Periodo Moderno molti soggetti narrativi e religiosi venivano adattati da fonti esterne, soprattutto dal francese e dall’inglese, e la poesia sentimentale del genere dell’amor cortese aveva molto successo grazie ai poeti professionisti e ai membri dell’aristocrazia. Tra i nobili di cui ci restano composizioni ricordiamo: il terzo Conte di Desmond, Gearóid Mac Gearailt (m. 1398); Lord of Tyrconnell, Maghnus Ó Domhnaill (m. 1563); e Sir Piaras Feirtéir of Corkaguiny (m. 1653).
Il Periodo Post-Classico
Il Primo Periodo Moderno giunse rapidamente al termine dopo l’abbattimento dell’ordine gaelico nel XVII secolo. Nella prosa la transizione è caratterizzata da raccolte finalizzate a conservare il patrimonio della civiltà gaelica, come la grande sintesi “Annála Ríoghachta Éireann”, “Gli Annali del Regno d’Irlanda”, scritti tra il 1632-36 sotto la supervisione di Mícheál Ó Cléirigh (1575-1645), oppure “Foras Feasa ar Éirinn”, “Fondamenti di Conoscenza sull’Irlanda”, narrazione storica di Séathrún Céitinn completata intorno al 1634. Séathrún Céitinn (1570-1645) era considerato un dilettante dagli storici professionisti della tradizione natia, ma era un maestro della prosa e la sua opera ha mantenuto una grande popolarità fino a tempi recenti.
Per quanto riguarda la poesia, la transizione fu caratterizzata da un brusco declino del mecenatismo e dalla sostituzione della metrica classica quantitativa con quella accentuativa, con un metro chiamato “amhrán”. L’“amhrán” fa la sua comparsa già perfettamente formato, con vari schemi elaborati spesso uniti a uno stile arcano. Non si tratta perciò dell’evoluzione in un mezzo più semplice per adattarlo a un pubblico meno sofisticato, come è stato a volte suggerito, e la sua provenienza è ancora oggetto di discussione.
I poeti più eminenti del periodo furono Séathrún Céitinn, Pádraigín Haicéad (1600-54), un prete domenicano molto coinvolto nella politica dei suoi tempi, e Dáibhí Ó Bruadair (1625-98), che tentò invano di mantenere lo status tradizionale di poeta professionista e scrisse amaramente della trasformazione della società irlandese. Aogán Ó Rathaille (1670-1728), considerato uno dei più grandi poeti del canone irlandese, fu uno degli ultimi a ricevere un patrocinio per il suo lavoro, ma si trattava di poco più di carità. In realtà i suoi sfortunati benefattori, qualsiasi fosse il loro atteggiamento verso le sue composizioni, non erano certo in condizione di potergli offrire le proprietà e i compensi che i poeti professionali del Primo Periodo Moderno avrebbero sicuramente ricevuto.
XVIII e XIX secolo
Anche dopo che il mecenatismo letterario aristocratico cessò completamente nel XVIII secolo, la letteratura irlandese continuò a essere coltivata da esponenti del clero, da agricoltori, artigiani e insegnanti. Costoro preservarono diligentemente la tradizione dei manoscritti e composero versi a soggetto e personali, sermoni e materiale religioso, e narrativa in prosa. Tra di loro ricordiamo Seán Ó Neachtain (1655-1728) e suo figlio Tadhg (c.1680-c.1750); Eoghan Ó Caoimh (1656-1726); Seán Ó Murchadha (1700-62); e Mícheál Óg Ó Longáin (1766-1837), forse il più prolifico di tutti.
Amanuensi operosi, grandi e seri lavoratori, in tempi avversi essi dedicavano tutte le energie che potevano a preservare e coltivare la letteratura in irlandese, ma nell’immaginazione popolare furono messi in ombra dalle personalità più dissolute e spesso di maggior talento che per molti caratterizzano il periodo. Tra questi ultimi ricordiamo: Peadar Ó Doirnín (1704-68); Aindrias Mac Craith (1708-95); Donnchadh Rua Mac Con Mara (1715-1810); Eoghan Rua Ó Súilleabháin (1748-84); e soprattutto il maestro di scienze matematiche Brian Merriman (1747-1805), che scrisse il lungo poema “Cúirt an Mheán Oíche”, “La Corte di Mezzanotte”, di cui esistono traduzioni più numerose e illustri di qualsiasi altra composizione in irlandese.
Merriman e Raftery (Antoine Ó Reachtabhra, 1784-1835), o perfino altri di età precedenti, sono spesso stati definiti come gli ultimi rappresentanti della tradizione. Per “tradizione” qui si intende presumibilmente il concetto di letteratura e i temi e gli stili di versificazione che avevano caratterizzato la composizione in lingua irlandese, almeno dalla fine del Primo Periodo Moderno.
La realtà non è però così chiaramente definita. Sebbene il XIX secolo fosse un periodo di grave frantumazione e declino per la comunità di lingua irlandese, la coltivazione della letteratura irlandese non fu abbandonata bruscamente. Mícheál Óg Ó Longáin, ad esempio, rimase attivo fino alla sua morte nel 1837. Oltre a lui, meritano di essere menzionati perlomeno: Seán Ó Coileáin (1754-1817), un poeta un po’ pedante il cui poema più conosciuto è “Machnamh an Duine Dhoilíosaigh”, “Le Riflessioni dell’Uomo Malinconico”; Dáibhí de Barra (1757/8-1851), un prolifico scrittore e amanuense; Pádraig Phiarais Cúndún (1777-1857), il quale emigrò con la sua famiglia negli Stati Uniti nel 1826, ma continuò a scrivere e corrispondere in irlandese e a quanto pare non imparò mai l’inglese; Amhlaoibh Ó Súilleabháin (1780-1837), il cui diario negli anni dal 1827 al 1835 è il primo esempio sopravvissuto del genere nella letteratura irlandese; Tomás Rua Ó Súilleabháin (1785-1848), che con i suoi versi fu un energico sostenitore di Daniel O'Connell; Art Mac Bionaid (1793-1879), un muratore che ai suoi tempi godette di un’ottima reputazione come amanuense e studioso di lettere; Aodh Mac Dónaill (1802-67), che oltre ai versi scrisse anche un trattato di storia naturale; Nioclás Ó Cearnaigh (1829-74), uno scrittore e compilatore operoso che, tuttavia, lasciò una certa confusione dopo la sua morte perché attribuì ad autori più antichi molte delle sue composizioni. Anche nel XX secolo poeti come Mícheál Ó Gaoithín (1904-74) di West Kerry si possono solo considerare come rappresentanti di una tradizione poetica ininterrotta.
Raftery, in effetti, non apparteneva tanto a questo filone della tradizione letteraria irlandese quanto a quello della poesia popolare, che senza dubbio fu coltivata energicamente in tutti i periodi. I poeti folclorici del tardo XVIII e XIX secolo fiorirono sufficientemente tardi e così le loro composizioni giunsero all’attenzione degli studiosi di folclore e dei compilatori dell’Irish Revival. Raftery (1784-1835) deve la sua fama all’edizione di Douglas Hyde, “Songs ascribed to Raftery” (“Canzoni attribuite a Raftery”), pubblicata nel 1903. Altri esponenti ugualmente lodevoli della tradizione della poesia folclorica furono: Diarmaid Ó Súilleabháin (1760-1847); Máire Bhuí Ní Laoghaire (1770-1830); Seán Ó Duinnlé (m. 1897); Mícheál Ruiséal (m. 1928). In questa categoria di letteratura prevalentemente orale va incluso anche “Caoineadh Airt Uí Laoghaire”, lo struggente lamento di Eibhlín Dubh Ní Chonaill (1748-1800) per il marito Art Ó Laoghaire, ucciso nel 1773. Questo eccellente esempio di lamento funebre orale (“caoineadh”) sopravvisse sufficientemente a lungo nella tradizione popolare da poter essere trascritto dai compilatori del XIX secolo. È ormai impossibile stabilire quanto accurata fosse la trascrizione.
L’Irish Revival e i suoi effetti
Mentre il revival acquisiva slancio e attirava un più vasto pubblico di lettori, una nuova generazione di scrittori in irlandese cominciò a guardare ai modelli europei contemporanei. Peadar Ó Laoghaire (1839-1920), sebbene non ricchissimo di immaginazione, ebbe una forte influenza sullo sviluppo di una nuova dizione letteraria. In uno stile simile, Pádraic Ó Conaire (1883-1928) e Patrick Pearse (1879-1916) introdussero il racconto moderno che divenne un genere molto diffuso nell’irlandese moderno. Tra gli esponenti più efficaci del genere ricordiamo: Liam O'Flaherty (1897-1984), che scrisse anche in inglese; Seosamh Mac Grianna (1901-90); Máirtín Ó Cadhain (1906-70); Donncha Ó Céileachair (1918-60); Seán Mac Mathúna (n.1936); e Pádraic Breathnach (n.1942).
Il romanzo moderno non è stato altrettanto coltivato. Peadar Ó Laoghaire scrisse un romanzo folclorico, “Séadna”, e uno storico, “Niamh”; il primo ebbe più successo del secondo. Séamas Ó Grianna (1891-1969), con lo pseudonimo Máire, scrisse romanzi romantici che ebbero grande popolarità. Altri romanzieri di pregio sono: Seosamh Mac Grianna (1900-1990); Máirtin Ó Cadhain (1906-1970), autore di “Cré na Cille”, ovvero “La Terra del Cimitero”; Pádraig Ua Maoileoin (1913-2003); Eoghan Ó Tuairisc (1919-82); Dónall Mac Amhlaigh (1926-89); Breandán Ó hEithir (1930-90); Diarmaid Ó Súilleabháin (1932-85); Pádraig Standún (n.1944); Alan Titley (n.1947); Pádraig Ó Cíobháin (n.1951); Ciarán Ó Coigligh (n.1952); e Séamus Mac Annaidh (n.1964).
Anche il teatro ha i sui esponenti: Douglas Hyde (1860-1949); Mícheál Mac Liammóir (1899-1978); Máiréad Ní Ghráda (1899-1971); Séamas Ó Néill (1910-1981); Eoghan Ó Tuairisc (1919-1982); Brendan Behan (1923-64); Seán Ó Tuama (1926-2006); Críostóir Ó Floinn (n.1927).
Il movimento dell’Irish Revival, teso a conservare la tradizione della poesia irlandese vernacolare, portò ad apprezzare l’abbondante letteratura orale che in irlandese sopravvisse nel XX secolo avanzato. Con il risultato che una raccolta di materiali straordinariamente pregevole è stata trascritta ed è conservata presso il Dipartimento di Folclore Irlandese dello University College di Dublino. Parte di questo materiale è stata editata e pubblicata.
Inoltre alcuni dei migliori cantastorie tradizionali furono convinti a registrare le loro esperienze e da ciò nacque un genere distinto di autobiografia del Gaeltacht. Due esempi di questo genere sono diventati dei classici internazionali: “An tOileánach”, “L’Isolano”, di by Tomás Ó Criomhthain (1856-1937), e “Fiche blian ag fás”, “Crescere per vent’anni”, di Muiris Ó Súilleabháin (1904-50).
La poesia moderna, che ebbe inizio con Patrick Pearse e i suoi contemporanei, raggiunse la piena maturità alla metà del secolo con le opere di Máirtín Ó Direáin (1910-88), Seán Ó Ríordáin (1917-77) e Máire Mhac an tSaoi (n.1922). I maggiori esponenti contemporanei sono: Pearse Hutchinson (n.1927), Deirdre Brennan (n.1934), Tomás Mac Síomóin (n.1938), Michael Hartnett (1941-1999), Mícheál Ó Siadhail (n.1947), Biddy Jenkinson (n.1949), Gabriel Rosenstock (n.1949), Dáithí Ó hOgáin (n. 1949), Liam Ó Muirthile (n.1950), Michael Davitt (1950-2005), Nuala Ní Dhomhnaill (n.1952), Áine Ní Ghlinn (n.1955), Cathal Ó Searcaigh (n.1956) e Colm Breathnach (n.1961).
Se la poesia è il genere più frequentemente tradotto in inglese, in realtà potrebbe anche essere il genere più restio a essere assimilato nella tradizione letteraria in lingua inglese. Sebbene la maggioranza della popolazione oggi possa leggere tali composizioni solo in traduzione, l’opera di poeti in lingua irlandese rimane centrale nel definire la tradizione letteraria contemporanea del paese. Chi parla, legge e scrive in irlandese è marginale solo nel numero ma, fatto cruciale, è l’espressione viva e stimolante di una cultura letteraria che dura da oltre quattordici secoli. Queste persone garantiscono la continua diversità linguistica e culturale dell’isola d’Irlanda.