Lingua Irlandese

La lingua irlandese

  • Introduzione
  • Caratteristiche e Sviluppo dell’irlandese
  • Alcune proprietà linguistiche
  • La letteratura in irlandese
  • L’irlandese oggi
  • Anglo-irlandese

 

Introduzione

L’irlandese è la lingua nazionale nonché la prima lingua ufficiale d’Irlanda (la seconda è l’inglese). L’irlandese è una delle tre lingue gaeliche, ma riferirsi a essa come “gaelic”, “gälisch”, “gaelique”, è di solito considerato offensivo, o inteso a indicare il ruolo marginale di chi parla irlandese nell’Irlanda contemporanea. L’irlandese si parla in Irlanda da oltre 2.500 anni e da esso deriva gran parte della toponomastica e dei cognomi irlandesi. Alcuni esempi:

Dublino < Dubh-linn, significa “stagno nero” (in irlandese moderno il nome della città è Baile Átha Cliath, “città del guado fortificato”);

Belfast < Béal Feirste, “insenatura del banco di sabbia”;

Derry < Doire Cholm Cille, “bosco di querce di San Colm Cille”;

Kennedy < Ó Cinnéide, “brutta testa”;

MacDonald < Mac Dónaill, “figlio di Dónall”.

L’irlandese è la lingua ancestrale della diaspora di 70 milioni di persone, e della maggior parte degli scozzesi, in tutto il mondo.

Per quanto riguarda l’Irlanda del Nord, le parti dell’Accordo di Belfast del 10 aprile 1998 hanno concordato che il governo britannico intraprenderà “un’azione risoluta per promuovere la lingua”, riconoscendone lo status e assicurando assistenza finanziaria ai settori che vanno dalla televisione al cinema all’istruzione in irlandese. L’irlandese è diventato lingua ufficiale dell’Unione Europea il 1° gennaio 2007. Il Trattato di Amsterdam ha dato il diritto a chi lo parla di scrivere alle istituzioni della UE in irlandese e ricevere risposta nella stessa lingua.

Caratteristiche e sviluppo dell’Irlandese

L’irlandese e i suoi derivati, il gaelico scozzese e il mannese, costituiscono il ramo gaelico (o goidelico) delle lingue celtiche. Il gallese, il cornico e il bretone e il gallico, oggi estinto (la lingua parlata in Francia, all’epoca denominata Gallia, prima che fosse invasa dalle legioni romane di Cesare), formano il gruppo brittonico; tutte le lingue celtiche fanno parte della famiglia indoeuropea. Altre lingue celtiche erano parlate dai galati in Anatolia (l’odierna Turchia) ai quali San Paolo scrisse le sue lettere; nella Galicya polacca e nella Galizia spagnola, per dare un’idea della vastità dell’area abitata dai celti in era pre-cristiana.

Le primissime tracce di irlandese si trovano nelle iscrizioni “ogham” (l’alfabeto ogamico era un sistema di scrittura usato principalmente su pietra o legno, basato su segni verticali inclinati a destra e a sinistra corrispondenti alle lettere latine. Secondo il Professor David Greene risale “a un periodo non molto precedente il IV sec d.C.”). La lingua generalmente viene divisa nei seguenti periodi: irlandese antico (650-900 d.C. circa), irlandese medio (900-1200 circa), primo irlandese moderno (1200 -1600 circa), tardo irlandese moderno (dal 1600 circa).

Dalla fase dell’antico irlandese fino al XIII secolo la lingua attraversò una fase prolungata di regolarizzazione e semplificazione. Anche se erano presenti nella lingua fin dai tempi più remoti, i dialetti non assunsero un ruolo prevalente fino al XVII secolo. Ciò dipese dal fatto che la lingua letteraria standard era comune a tutta l’area di lingua gaelica, che per oltre un migliaio di anni consistette dell’intera isola irlandese, di gran parte della Scozia e dell’isola di Man. La migrazione irlandese nella Gran Bretagna settentrionale era iniziata ancor prima del ritiro dei romani nel 410 d.C., ma il processo di espansione raggiunse l’apice dopo l’istituzione del regno di Dál Riata intorno al 500 d.C. Nel 843 d.C. Cineadh Mac Ailpin, re delle popolazioni di lingua irlandese nella Gran Bretagna settentrionale, ebbe accesso al governo monarchico dei Piti, diventando a tutti gli effetti re di quella che oggi chiamiamo Scozia. La parola “Scotus” nel latino medievale significava semplicemente una persona di lingua irlandese, come dimostra il nome del filosofo del IX secolo presso la corte di Carlo Il Calvo, Giovanni Scoto Eriugena (ovvero “nato in Irlanda”).

Proprietà linguistiche dell’irlandese rispetto ad altre lingue

L’irlandese e le lingue celtiche in generale sono molto diverse dalle altre lingue europee per sintassi e idiomi. In irlandese non esiste una sola parola per dire “sì” o “no”, infatti si ripete la domanda. Così la risposta a “L’hai visto?” sarà “Chonaic” (“L’ho visto”) oppure “Ní fhaca” (“Non l’ho visto”). L’irlandese non enfatizza le parole attraverso l’intonazione, come l’inglese, ma ponendo la parola in questione all’inizio della frase dopo il verbo copulativo (essere): “Non abito più a Belfast” si dice “Ní i mBéal Feirste atá cónaí orm a thuilleadh” (letteralmente: “Non è a Belfast che abitare è a me ancora”). Allo stesso modo “Vuoi un francobollo?” diventa  “An stampa atá uait?”, letteralmente “è un francobollo che è da te?”. L’irlandese è una lingua basata sui sostantivi, mentre l’inglese tende a essere incentrato sui verbi: “lei dormì” in irlandese si dice “bhí sí ina codladh”, ovvero “lei era nel suo sonno”; “ho molta fame” è  “tá ocras mór orm”, letteralmente “c’è una grande fame su di me” (mentre in inglese è “I am very hungry”, “sono molto affamato”); “mi devi un euro” è “tá punt agat orm”, cioè “c’è un euro da te a me” oppure “tu hai un euro su me”.

In polacco la differenza tra “ona jest” e “ona bywa” (“lei è” e “lei di solito è”, oppure “lei è solita essere”), cioè tra il presente e il presente abituale, corrisponde esattamente all’irlandese “tá sí” e “bíonn sí”. La distinzione non si ritrova a livello verbale in inglese, francese, tedesco, spagnolo o italiano, ma è presente in altre lingue celtiche come il gallese, il bretone, lo scozzese gaelico e in altre lingue slave. Ci sono tre forme del verbo essere, ad esempio:

Io sono irlandese:         Is Gael mé.

Sono stanco:                 Tá tuirse orm (lett: la stanchezza è su di me)

Sono qui tutti i giorni:    Bím anseo gach lá.

La differenza is/tá corrisponde quasi perfettamente alla differenza tra i verbi spagnoli ser/estar.

Sia le lingue slave sia l’irlandese tendono alla palatizzazione: la qualità palatale della consonante “n” nella parola polacca “nie” corrisponde alla “n” della parola irlandese “níl” (non c’è); la consonante iniziale palatale del russo  “d'ec-yat” (dieci) è identica alla consonante iniziale dell’irlandese “deich”. In irlandese non c’è il verbo avere e anche il russo tende a evitare questo verbo. Ad esempio:

Inglese:       I have a book.

Italiano:       Io ho un libro.

Irlandese:    Tá leabhar agam, lett. “è libro con me”

Russo:          U m'enyá knyíga, “con me libro”.

 

In russo anche per dire “spingere” e “tirare”, come sulle porte, si evita l’uso del verbo:

Irlandese: spingere = uait (lett.: “da te”); spingere = chugat (lett.: “a te”).

Russo: spingere = “at cyibyá” (lett.: “lontano da sé”); tirare = “kcyi-byé” (lett.: “verso di sé”).

Anche alcune terminazioni verbali, come la prima persona singolare del presente e la seconda persona singolare del passato, si pronunciano in modo simile in irlandese e polacco:

Polacco: jestem (io sono ora), bywam (io sono di solito), bylas' (tu eri)

Irlandese: táim (io sono ora), bím (io sono di solito), bhís (tu eri).

L’irlandese, come il greco, l’ebraico e l’esperanto, ha un solo articolo, quello determinativo: singolare “an” e plurale “na”. Le mutazioni iniziali in irlandese sono piuttosto complesse e il prossimo esempio serve a illustrare il fenomeno. L’articolo singolare cambia la consonante iniziale dei sostantivi femminili: “bean”, pronunciato /ban/: una donna; “an bhean”, pronunciato /on van/, la donna; l’articolo inoltre fa precedere una “t” ai sostantivi maschili che iniziano per vocale: “asal”, asino, “an t-asal”.

Un’ulteriore caratteristica che distingue l’irlandese e le lingue celtiche dalle altre lingue indoeuropee (sebbene sia una caratteristica condivisa con l’arabo e l’ebraico) è l’esistenza dei pronomi preposizionali, ovvero la fusione delle preposizioni con i pronomi personali. Ad esempio:

ar (su) + mé (io) = orm (su di me);

le (con) + sí (lei) = léi (con lei);

ó (da) + sé (egli) = uaidh (da lui).

Sebbene l’irlandese non sia stato molto coltivato durante il XIX secolo, il suo riconoscimento come lingua ufficiale dal 1922 ha contribuito a modernizzarlo. Tutti gli scrittori oggi usano il “Caighdeán Oifigiúil”, lo Standard Ufficiale, un’ortografia e una grammatica regolarizzate messe a punto dallo staff incaricato delle traduzioni o dall’Oireachtas, il parlamento irlandese. Nel corso degli anni le commissioni per la terminologia del Ministero dell’Istruzione hanno fornito a chi parla irlandese un vocabolario tecnico per un’ampia gamma di argomenti. La radio del Gaeltacht, Raidió na Gaeltachta, e dal 1996 la televisione in irlandese TG4, hanno diffuso la terminologia moderna e hanno familiarizzato chi parla irlandese con altri dialetti oltre al proprio.

La prima decisione dello Stato Libero d’Irlanda nel 1922 fu che in tutte le scuole elementari e di secondo livello si insegnasse l’irlandese a tutti gli studenti per almeno un’ora al giorno. Inoltre tutti i compiti per i primi due anni di scuola elementare dovevano svolgersi solo in irlandese. Il numero di persone e di famiglie che parlano irlandese, in particolare a Dublino e Belfast, è in lenta ma costante crescita.

Letteratura in irlandese

La lingua irlandese ha prodotto la più antica letteratura scritta a nord delle Alpi e vanta una tradizione letteraria ininterrotta di oltre quattordici secoli. Il testo più antico databile con certezza, l’“Amra Choluim Cille”, “La vita di San Colm Cille”, fu scritto nel 597 d.C.. L’Irlanda possiede così la più antica letteratura in vernacolo dell’Europa occidentale. Gli scritti più antichi in irlandese, consistenti in glosse o spiegazioni dei vangeli latini, e a volte di divertenti poesie scritte a margine, si possono ammirare presso la biblioteca dell’Università di Würzburg, in Germania.

Lo stato attuale della letteratura irlandese è anomalo perché il pubblico di lettori in irlandese è limitto, ma la produzione in versi e prosa è relativamente ampia (ogni anno vengono pubblicati circa 130 nuovi titoli). La letteratura contemporanea comprende vari soggetti e molta di essa regge bene il confronto con quella in inglese in Irlanda. L’opera in dodici volumi in francese “Patrimoine littéraire européen” (Il Patrimonio Letterario Europeo), pubblicata nel 1992 dal Professor Jean-Claude Polet dell’Università Cattolica di Louvain, Belgio – un’antologia della letteratura europea dall’Atlantico agli Urali, dall’inizio della letteratura scritta fino al XX secolo – dedica il 4,89% del suo contenuto alla letteratura in irlandese.

L’irlandese oggi

Come già ricordato, la prima decisione del primo governo del Libero Stato d’Irlanda nel 1922 fu che in tutte le scuole elementari e medie si insegnasse irlandese per almeno un’ora al giorno a tutti gli studenti, e che tutti i compiti per i primi due anni si svolgessero in irlandese.

Oggi il numero di coloro che parlano irlandese come lingua abituale è una piccola percentuale della popolazione totale e nel Gaeltacht  è sotto l’incessante pressione dell’inglese.

Tuttavia, come scrisse il Professor Joe Lee: “La vittoria apparentemente inevitabile dei grandi battaglioni continua a essere posticipata”. Da secoli, si potrebbe aggiungere. Quando gli chiesero se l’irlandese stesse morendo, Máirtín Ó Cadhain, il più grande scrittore di prosa in lingua del XX secolo, disse: “Sì, sta morendo da 400 anni”. Un fattore importante da tenere in considerazione per far sì che l’irlandese rimanga la lingua quotidiana del Gaeltacht, è l’influenza negativa delle famiglie di lingua inglese che vi arrivano. La recente legislazione dimostra che lo Stato è sempre più consapevole della sua responsabilità nei confronti dell’ambiente linguistico oltre che fisico, e della necessità di proteggere il Gaeltacht dal flusso incontrollato di persone di lingua inglese. Attraverso il Gaeltacht, la regione dell’isola dove si parla irlandese, il prestigio della lingua e il numero di persone che la parlano abitualmente, soprattutto a Dublino e a Belfast, continua a crescere.

Dopo il raggiungimento dell’indipendenza, lo Stato ha attuato diversi provvedimenti per la difesa e la promozione della lingua. I tentativi di ristabilire l’irlandese come prima lingua parlata non hanno avuto successo. Quando si raggiunse l’indipendenza, l’irlandese era ormai una lingua di minoranza, quasi tutti coloro che la parlavano conoscevano bene l’inglese e le aree del Gaeltacht in cui era ancora la lingua preferita dalla comunità (soprattutto sulla costa occidentale) erano piuttosto circoscritte. Tuttavia i sondaggi mostrano che una grande maggioranza della popolazione oggi considera l’irlandese come la sola lingua nazionale d’Irlanda e come parte importante del patrimonio storico e culturale nazionale.

Secondo un sondaggio nazionale condotto dal Linguistics Institute of Ireland nel 1993, il 9% dichiara di aver usato l’irlandese per conversare nell’ultima settimana; il 13% parla irlandese a casa almeno occasionalmente, mentre il 71% non lo parla mai; il 5% parla irlandese al lavoro (il 2% almeno una volta a settimana e il 3% meno di una volta a settimana); il 12% guarda programmi in irlandese in televisione quotidianamente o alcune volte a settimana, mentre il 28% li guarda meno frequentemente e il 60% non guarda mai programmi in irlandese. Un 15% ascolta Raidió na Gaeltachta (il 4% tutti i giorni o alcune volte a settimana, l’11% meno spesso); il 15% ascolta altri programmi radiofonici in irlandese; il 16% legge articoli in irlandese nei quotidiani (il 5% tutti i giorni o alcune volte a settimana, l’11% meno spesso); il 7% legge libri in irlandese (l’1% tutti i giorni o alcune volte a settimana, il 6% meno spesso).

Secondo il censimento del 2002, 1,54 milioni di persone, pari al 43%, dichiaravano di avere delle conoscenze di irlandese, ma solo 73.000, pari al 2,6% della popolazione (esclusi i bambini che lo usano a scuola) lo parlano tutti i giorni. Un segnale di ottimismo viene dal fatto che tra i bambini in età prescolare, tra i 3 e i 4 anni, la percentuale che parla irlandese tutti i giorni è del 5,4%. È molto significativo che questa cifra sia salita dal 4,6% del 1996 al valore riportato dal censimento del 2002.

L’Official Languages Act del 2003 garantisce a tutti i cittadini irlandesi il diritto di comunicare con gli organismi statali in irlandese o in inglese e fornisce gli strumenti affinché questo diritto sia rispettato dai funzionari pubblici. Prevede anche la simultanea pubblicazione di documenti ufficiali importanti, come i rapporti annuali o le dichiarazioni di politica, in entrambe le lingue. Una nuova disposizione permette ai cittadini che ritengono di essere stati lesi nel loro diritto a usare l’irlandese di presentare reclamo. Sono previste sanzioni per gli   enti statali e semistatali e i singoli funzionari che non mostrino il dovuto rispetto per la lingua nazionale.

In Irlanda ci sono 235 scuole elementari e 37 scuole medie che insegnano i programmi scolastici solo in irlandese. Le scuole elementari sono frequentate da circa 29.000 alunni, le scuole medie da circa 9.000. In Irlanda del Nord circa 2.500 studenti ricevono l’istruzione in irlandese in due scuole medie, 18 scuole elementari e 39 asili.

Secondo la Nielsen, che effettua sondaggi sugli ascolti televisivi in Irlanda, il servizio televisivo in lingua irlandese TG4 raggiunge una media di oltre 800.000 spettatori ogni sera e ha uno share di oltre il 3,5% durante l’orario di punta. Raidió na Gaeltachta trasmette in tutta l’isola dalla regione del Gaeltacht e Raidió na Life è la stazione radio in irlandese di Dublino.

In irlandese vengono pubblicati circa 130 nuovi titoli all’anno, un quotidiano (pubblicato a Belfast, in Irlanda del Nord!), un settimanale e vari mensili. Articoli in irlandese sono pubblicati regolarmente sulle testate in lingua inglese.

Ulteriori informazioni sulla lingua irlandese si possono trovare sui siti web del Foras na Gaeilge (www.forasnagaeilge.ie), l’ente per la promozione della lingua irlandese, e della televisione in lingua TG4 (www.tg4.ie).

L’anglo-irlandese

L’influenza dell’irlandese sull’anglo-irlandese, l’inglese parlato in Irlanda, è considerevole nella pronuncia, sintassi e morfologia. L’anglo-irlandese tende ad avere suoni vocalici puri, come in irlandese, polacco e gran parte delle lingue continentali, e rende più facile e chiara la pronuncia per gli stranieri che studiano inglese. Evita anche la dittongazione dell’inglese RP (Received Pronounciation). Ad esempio, le tre parole “cap”, “cup” e “carp” hanno pronunce distinte in anglo-irlandese, mentre per un orecchio continentale tendono a suonare nello stesso modo nell’inglese RP, che è la varietà di inglese più prestigiosa parlata in Inghilterra (usato dal 2% della popolazione inglese, secondo la Cambridge Encyclopaedia of the English Language del Professor David Crystal).

La sintassi dell’anglo-irlandese riflette la costruzione delle frasi più flessibile tipica dell’irlandese. Ad esempio in frasi come:

Is it to Cork you are going tomorrow? (è a Cork che vai domani?)

oppure

Is it tomorrow you are going to Cork? (è domani che vai a Cork?)

a seconda della parola che si vuole sottolineare. L’inglese standard tende ad avere una costruzione più rigida e utilizza l’inflessione della voce per sottolineare un elemento in particolare della frase. Tra l’altro la flessibilità nella costruzione della frase dell’irlandese, e in generale delle lingue celtiche, si riflette nel francese “C’est demain que tu vais à Cork?” (è domani che vai a Cork?). Oggi si riconosce sempre di più che l’ordine delle parole in francese è stato molto più influenzato dal gallico di quanto si supponesse in precedenza.

La gamma di possibilità verbali nell’anglo-irlandese è accresciuta dall’adozione di schemi inconsueti, derivati dall’irlandese. Ad esempio: “I do be” per compensare l’assenza del presente abituale in inglese  – vedi sotto – oppure “I was after getting married”, forma influenzata dall’irlandese ”bhíos tar éis pósadh”, per l’inglese “I was after marrying”, cioè “mi ero appena sposato”.

Nell’anglo-irlandese sopravvivono molti idiomi irlandesi: “Tis true for you” (is fíor duit), “è vero per te”; “not a bother on me” (ní gearánta dom), “non mi dà fastidio”; “he was putting in on me” (bhí sé ag cur isteach orm),  per dire “stava interferendo con me” (in inglese: “he was interfering with me”); “he's very near himself” (gar dó féin), cioè “è molto vicino a se stesso” per dire “è molto egoista”; “who is the bike with?” (cé leis an rothar?), letteralmente “con chi è la bicicletta?” per dire “di chi è la bicicletta?”; “is it yourself that's in it?” (an tú féin atá ann?), letteralmente “sei tu che sei in esso?”, per dire “sei tu?”.

 

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